Esempio di intervento educativo: Black.

Vi racconto di Black:

al tempo del nostro primo incontro nel mese di agosto 2020, Black è un pastore tedesco intero, di circa un anno di età. Vive in una bella villa in provincia di Caserta, con tanto spazio esterno e con la sua famiglia, costituita da due persone sopra i 60 anni. In estate la famiglia si allarga con le visite dei figli e dei nipoti che vanno a trovare i nonni.

I proprietari mi hanno contattata perché si sono resi conto di avere delle difficoltà nella gestione del cane.

Primo incontro-osservazioni:

Quando sono arrivata al mio appuntamento, il cane non ha avuto alcun problema a farmi entrare nel giardino; per tutto il tempo in cui io ho parlato con la famiglia per farmi dare quante più notizie possibili, lui non ha fatto altro che correre per il giardino avanti ed indietro senza alcuno scopo, non c’era predazione, non c’era protezione, non c’era perlustrazione, solo movimento fine a se stesso. Se lo chiamavi il cane a stento ti guardava, senza fermarsi completamente, per poi tornare  nuovamente a correre a vuoto.

Il suo cervello era completamente spento, non ascoltava e non riusciva a fermarsi. I proprietari appunto mi dicevano: fa spesso così e non ascolta!!

Il cane aveva una routine quotidiana molto scarna: non usciva mai dal giardino della villa, la notte veniva chiuso in un box esterno abbastanza grande, perché i proprietari avevano paura che la notte qualche male intenzionato potesse avvelenare il cane, per cui chiuso in questo recinto, giustamente, si sentivano più tranquilli.

Un ulteriore problema, oltre la totale incapacità del cane di stare fermo e di ascoltare, era quello di entrare in questo recinto, non gradiva essere confinato. Quindi avevamo un duplice problema: il cane non solo non amava essere confinato, ma la relazione con la padrona era stata minata da questa routine quotidiana, lui aveva associato il richiamo al confinamento, per cui non tornava al richiamo. 

Al momento della mia prima visita non presentava nessun comportamento di possessività o di aggressività, semplicemente il cane non li ascoltava ed era un moto perpetuo.

La villetta tutt’ora è strutturata in modo tale che ci sta un cancelletto in giardino che blocca il cane e non gli permette all’occorrenza di salire sul patio dove solitamente sta la famiglia durante le giornate estive. Il cane non entrava mai in casa, non gli era permesso. Momenti da condividere insieme al cane, per il momento non ce ne erano, o erano davvero pochi.

Ci siamo incontrati tre volte ed abbiamo lavorato su:

attenzione e rinforzi (cosa sono) 

incentivazione della calma

autocontrolli ( lavoro in prevenzione )

cuccia-copertina-un posto dove stare insieme alla famiglia (qui ci sta un mondo: autocontrolli, relazione, calma, comunicazione, condivisione….. )

masticazione oltre alla normale alimentazione

gestione del cibo 

soddisfare i bisogni di base del cane

relazione, fare cose insieme al cane, condivisione delle attività

accenni ai giochi di ricerca con il pre dammi 

scambio con la palla e tira e molla (competizione, lascia, lavoro sulla possessività e sull’ostinazione, scambio risorse, fiducia e collaborazione, relazione ecc…..)

posizioni di base: seduto, terra, aspetta e resta

accenni al training della passeggiata con pettorina e guinzaglio di 3 mt

Avrei voluto fare di più! Con qualche ulteriore incontro avremmo approfondito delle tematiche appena accennate, ma con settembre i figli sono rientrati al lavoro ed il cane è rimasto con i due genitori.

Il lavoro vero, quello quotidiano da fare con il cane, è della famiglia; noi educatori diamo gli strumenti, le indicazioni, spieghiamo il perché funziona in un certo modo, ma il lavoro vero è di chi vive il cane. La scelta se volere o meno il cambiamento spetta alla famiglia che vive con il cane, nella totale consapevolezza (perché su questo io sono molto chiara ed onesta) che se non lavori, le cose non possono migliorare, anzi possono peggiorare ed anche tanto. Se qualcosa deve cambiare, non può essere il cane da solo, ma perché un sistema trovi un nuovo equilibrio, tutti devono modificare qualcosa.

Abbiamo iniziato con il farlo salire sul patio per mangiare il suo osso in compagnia della sua famiglia, sulla sua copertina. Questa foto, in cui mangia il suo osso, mostra un rientro dalla passeggiata: far stare 10 minuti Black fermo sembrava davvero un’impresa.

Dopo qualche giorno la padrona ha iniziato a farlo stare sull’uscio della cucina per testare il suo comportamento:

lo premiava con la voce e con dei bocconcini tutte le volte che stava tranquillo, per fargli capire che era quello che lei apprezzava lui facesse.

Ieri ho ricevuto un whatsapp con una foto che dice tanto e voglio mostrarla, perché vuole significare che questa famiglia ha lavorato, si è impegnata a costruire una relazione di rispetto, di condivisione e comprensione con il proprio cane. Si sono messi in discussione ed hanno fatto davvero tanto:

Black che dorme dentro, nel soggiorno insieme alla sua famiglia!!

Mi riferisce la famiglia che la notte dorme sempre fuori, ma il suo recinto non viene più chiuso, in modo tale che lui non si senta confinato. Adora stare dentro con loro e partecipare alla vita di famiglia, anche durante i pasti. E’ sempre un cane giovane per cui gioca con i nipoti ed è pieno di energie. Le cose comunque sono molto migliorate e la famiglia è sicuramente più felice e motivata a fare sempre meglio per il suo amico a 4 zampe.

Il cane è un animale sociale, ama condividere le attività con noi, perché anche dormire e guardare la tv sono attività che possono essere fatte insieme, non solo correre e giocare con la palla. Nello specifico Black aveva bisogno di sentirsi parte del sistema, parte della famiglia. Da quando è cambiato questo approccio, le cose sono iniziate a migliorare piano piano. Ci vuole tempo per cambiare, ci vuole tempo per costruire una nuova abitudine. Le foto parlano da sole, e sono molto felice che siano tutti più sereni.

Di questo passo, con il giusto approccio, le cose possono migliorare ancora !

Buona vita Black, hai trovato davvero una famiglia speciale!!

Alimenti, veleni e piante pericolosi e/o letali per i cani!!!

Spesso, mentre svolgo il mio lavoro di educatore i miei clienti mi fanno domande circa alcuni alimenti che vorrebbero dare ai loro cani, e dalle domande che mi rivolgono capisco che sono completamente ignari che esistono degli alimenti pericolosi addirittura letali per i nostri amici pelosi.

Una premessa è d’obbligo, se vi accorgete che il vostro cane ha ingerito qualcosa di nocivo, correte immediatamente al pronto soccorso veterinario, non perdete tempo, il tempo è prezioso.

I veleni, spero che sia ovvio che siano pericolosi, ma approfitto di questo articolo per farvi un ripassino:

Anticongelanti

Stricnina

Fans (utilizzati per il trattamento del dolore)

Anticoagulanti

Piretrine (estratto di crisantemi)

Piretroidi (antiparassitari e pesticidi) intossicazione per sovra dosaggio o per ingestione o contatto

Cominciamo con gli alimenti che fanno parte della nostra alimentazione e che spesso si trovano nelle nostre dispense:

Uva sia fresca che passita (attenzione ai panettoni )

Cioccolato fondente

Impasto crudo del pane

Cipolla sia cotta che cruda che disidratata

Ossa di carne: pollo, tacchino, manzo ecc……. qualcuno potrebbe obiettare con giustificato motivo, perché il ginocchio del manzo, per intenderci quello grande che ci ricorda Dino dei Flinstones, è sempre stato dato ai cani. Certo, il problema è che essendo effettivamente grande, non è adatto a tutti i cani, emette un cattivo odore e sporca tantissimo il pavimento. Le ossa da non dare mai, sono quelle del pollo cotto, del tacchino, dei volatili in genere e quelli della bistecca di manzo o di maiale perché sono piccoli ed aguzzi, per cui taglienti. Spesso i cani vengono portati di pronto soccorso per perforazioni agli organi interni per colpa di queste ossa che hanno ingerito.

Piante tossiche:

Azalea, Bulbi , Ricino, Edera, Vischio, Stella di natale, Ciclamino, Anthurium, Spathiphillum, Filodendro, Calle, Cycas, Dieffenbachia, Oleandro, Mughetto , Digitale, Ortica, Tabacco, Tasso, Amarena, Ciliegio, Albicocco, Mandorlo, Melo (non i frutti, ma la pianta, quindi foglie e corteccia e steli) Marjuana, Stramonio, alcuni Cactus. Su internet troverete di tutto , basta digitare piante tossiche per cani e google vi darà elenchi lunghissimi di piante tossiche.

Filodendro

Mughetto
Oleandro

Digitale

Dieffenbachia

Anthurium

Spathiphyllum

Non voglio allarmarvi, questo non significa che dobbiamo sterminare tutte le piante che abbiamo in giardino, spesso i cani non mangiano queste cose, però è giusto che un proprietario consapevole sappia queste cose e che presti attenzione. I cuccioli hanno l’abitudine di mangiare di tutto, un cane che si annoia, potrebbe distruggere e quindi ingerire, un cane un po testa di cavolo potrebbe ingerire qualcosa di tossico. L’importante è sapere e monitorare.

I veleni per topi: quante volte in campagna da me ho sentito che avevano messo il veleno per i topi, quindi io ho prestato molta attenzione ed i cani senza di me non sono andati da nessuna parte. Spesso il pericolo viene anche dal topo che catturano, qualora questo avesse ingerito del veleno.

I pericoli sono tanti, ma l’importante è stare con gli occhi ben aperti ed osservare i nostri cani. Aguzzate la vista quando siete in strada con loro, non significa vivere di ansie e di stress, ma solo di esserci quando siete con il vostro cane e di osservarlo. Fa bene alla relazione e fa bene alla salute!!!

Percorso educativo….da dove iniziamo?….i bisogni del cane!!

Percorso educativo con Amy , boxer di due anni e mezzo. Siamo partiti da un cane difficile da gestire mentre la famiglia era a tavola a mangiare, ed al quale era difficile far lasciare oggetti.

Abbiamo lavorato subito sullo scambio e sul gioco collaborativo. Poi abbiamo iniziato a soddisfare il bisogno masticatorio con masticabili vari.

Per un cane è molto importante, oltre alla sua razione di cibo quotidiana, soddisfare il bisogno masticatorio: dal Kong adeguatamente gestito, alle ossa di pelle di bufala, ad orecchie essiccate di bovini, a strisce di carne essiccata ecc…..loro hanno bisogno di masticare, non solo si puliscono i denti, ma masticare è anche un passa tempo ed un antistress. Avere una cuccia in un posto tranquillo della casa, dove poter risposare, o semplicemente mangiare il proprio osso o portare il pupazzo, con una copertina è un riferimento che da tranquillità. Avere delle routine quotidiane, per il cane significa certezza delle aspettative e questo è rassicurante ed allo stesso tempo stabilizzante.

Soddisfare i bisogni dei nostri amici è molto importante nella vita di tutti i giorni. Siamo appena alla prima lezione e le cose stanno già migliorando nella gestione quotidiana di Amy. Lei è molto recettiva ed intelligente; quando parli in modo chiaro con i cani, li rispetti, soddisfi i loro bisogni, (in questo caso siamo appena al primo livello della piramide di Maslow) loro iniziano a sentirsi più tranquilli e sereni. Ovviamente anche più collaborativi, e piano piano le cose iniziano a modificarsi.

Nel caso di Amy, già dalla prima sera dopo il nostro incontro, lei non ha disturbato più i commensali, ha fatto un giro di ricognizione, e poi è andata sulla copertina a mangiare il suo “” maxi ossetto”.

Sta iniziando a giocare con la pallina e la riporta per farsela lanciare nuovamente……Per tutti noi è già un grande passo avanti!!!

Vi aggiornerò ogni settimana sul percorso di questa birbante !!!

I cani sorridono!!!


Lo sapevate che anche i cani sorridono ? L’etologa Turid Rugaas ha classificato il sorriso del cane nei “calming signals” . Il sorriso servirebbe a mostrarsi pacifici nelle relazioni con gli altri. In questo caso la mia Doris usa il sorriso ogni volta che conosce una persona nuova, o quando la chiami con fare giocoso. Lei subito stabilisce che viene vicino con le migliori intenzioni. Mi è capitato però che alcune persone abbiamo frainteso questo sorriso in ringhio. Osservare tutto il linguaggio del corpo, i vocalizzi ed il pelo sul dorso. Il cane comunica con tutto il corpo. Lei quando sorride con il muso accompagna il tutto con un camminare sinuoso che risulta molto simpatico. Saper leggere il linguaggio del corpo del cane può essere un salva vita. Nelle mie lezioni questo argomento viene trattato abbondantemente.

“Puppy class” a domicilio

Ho sempre pensato che un campo fosse la soluzione migliore per lavorare con i cani, ma adesso devo convenire che fare anche lezioni a domicilio ha il suo vantaggio. Partecipa quasi tutta la famiglia, si interviene nel caso specifico, tocchi con mano i problemi che hanno e riesci ad essere sicuramente più empatico.

Ieri secondo incontro di puppy class con ALMA , una boxer di una bellezza mozzafiato. La massima felicità per un educatore cinofilo è che ieri alla lezione hanno partecipato in 6, insomma c’era tutta la famiglia. Questo è indicativo di quanto abbiano tutti a cuore la crescita equilibrata di questa TOP MODEL, e di voler iniziare con il piede giusto.

Devo gestire bene il mio entusiasmo, amo questo lavoro, ma bisogna rispettare la vita degli altri e rispettare gli orari delle lezioni. Le persone hanno da Fare……..

Vi inserisco delle foto che parlano da sole. Alma ha compiuto 2 mesi, e sta lavorando insieme alla sua famiglia per una gestione più rispettosa dei bisogni del cane, delle sue motivazioni e per la costruzione di una relazione equilibrata.

Copertina, rinforzi positivi, attenzione, giochi, bocconcini saporiti, manipolazioni, riposo, gestione del cibo, buone abitudini, gratificazioni, pettorina ad H e guinzaglio di 3 mt sono solo una parte degli argomenti trattati nelle nostre prime due lezioni.

Ho dato molta importanza alla spiegazione del concetto di socializzazione intra ed inter specie. E’ importante che si riesca a cucire un vestito su misura per questa piccola dolce boxer, esperienze positive e brevi.

Come tutti sappiamo, non ci sono delle regole uguali per tutti, ogni cane ha i suoi tempi, la sua reattività, la sua soglia di indifferenza e di risposta. Dobbiamo calibrare il progetto esperienziale in base al cane che abbiamo difronte.

Anche se io ho un canovaccio di base per le mie lezioni puppy, in base al cucciolo ed alla famiglia, modifico sia la logica temporale che il tipo di argomenti da trattare. Mi soffermo su degli argomenti che ritengo per quel cane e quella famiglia più importanti.

Fare questo percorso con il proprio cucciolo è molto importante. Avere delle basi di cinofilia (istruzioni per l’utente) è fondamentale per prevenire problemi comportamentali.

Vi aggiorno ai prossimi incontri.

Educazione cinofila a domicilio!!

Siamo tornateeeeeeee!!!

Dopo un lungo periodo di assenza, direzioni e scelte diverse, alla fine siamo tornate alla nostra grande passione: la cinofilia (di fatto non l’abbiamo mai abbandonata).

Non avrei mai pensato di rimettermi in gioco, ma poi mi sono detta, non è mai troppo tardi per fare quello che ami!

Chi l’ha detto che non si può ricominciare ex novo nella vita ?

Ci sta la grinta, la voglia di mettersi in gioco,  la professionalità e l’esperienza !!!

Ho deciso che voglio dedicare anche la mia vita professionale all’educazione cinofila, visto che quella privata non si è mai allontanata da questo scopo.

In questi anni non ho mai abbandonato il campo, ho letto molto e continuato a fare tantissimo volontariato; ma soprattutto, ho continuato a gestire sempre il mio branco di cani attualmente di 5 unità; due femmine e tre maschi.

In questo momento della mia vita sono pronta, per iniziare questa nuova avventura.

Il narratore in questione sono io, Maria Elena!!

Alla veneranda età di 47 anni, ho deciso di rischiare, approfittando di una situazione contingente, perdita del lavoro causa Covid 2019, finalmente senza tante riflessioni e scrupoli di coscienza posso dedicare il mio tempo a quello che amo.

La mia carriera come impiegata nel settore della APL è stata molto gratificante, ma allo stesso tempo davvero stressante. Ora è il momento del giro di boa, di tentare una nuova avventura che sento sarà davvero stimolante.

Sono riuscita a coinvolgere anche la mia amica cinofila Rossella, che attualmente gestisce un grazioso B&B (le Piracante) in Caiazzo (CE). Al momento le zone che copriamo con lezioni a domicilio sono Caserta e provincia e la provincia di Benevento, visto che io vivo a Sant’Agata dè Goti(BN).

Vi chiederete perché lezioni domiciliari e non un campo ? Al momento preferiamo lavorare così, poi vedremo dove ci porterà la vita. Il vantaggio del lavorare presso i domicili è che si riescono ad incontrare spesso tutti i membri della famiglia che  interagiscono con il cane, e si tocca con mano la situazione, lì dove c’è davvero il problema.

Ho la testa piena di idee che spero si riescano a realizzare.

Buona vita a tutti !!!

Contattateci al n 3349400451 o scriveteci a mezzo whatsapp!

 

Il Galateo dell’incontro dal punto di vista del Cane!! Prossemica ed Interazione

557618_434250826590643_408959459119780_2023565_1731529187_nTutti viviamo spesso l’esperienza di incontrare un cane, ma non sempre l’incontro è pacifico… e non sempre è desiderato (da entrambe le parti). Possiamo comunque evitare situazioni sgradevoli, sia per noi che per il cane in questione. Spesso sottovalutiamo ciò che prova il cane in certi momenti, a volte questo è uno di quelli. Questo articolo non intende fornire istruzioni d’uso o cose simili, ma semplicemente proporvi un punto di vista alternativo: quello del cane !!!, L’incontro cane -persone è qualcosa che avviene spessissimo nel nostro quotidiano. Le nostre città, i nostri condomini sono pieni di cani e di persone.

(altro…)

Conoscere e prevenire….

Stiamo preparando del materiale informativo da stampare e divulgare, di cui vi diamo subito un cenno: qui di seguito condividiamo la nostra brochure sui cuccioli e quella sullo stress…. è possibile stampare il materiale ma non modificarlo (sarebbe scorretto, non vi pare?) Per chiarimenti e approfondimenti, vi invitiamo a contattarci!

brochure cuccioli

brochurestress2

Collare o pettorina?

Perché la pettorina è preferibile all’uso del solito collare?

L’etologia canina è arrivata alla conclusione che il collo del cane riveste un ruolo di fondamentale importanza nell’ambito del comportamento sociale.

Se mettiamo al nostro cane il tradizionale collare, ci troveremo immediatamente in una situazione di precarietà: il cane percepisce, infatti, ogni tiro e strattone come gesto di estrema minaccia.

I cani usano la presa al collo per procurarsi il serio rispetto dei loro simili. Noi umani usiamo lo strattone al collo col guinzaglio in modo inconsapevole e spesso anche come provvedimento educativo, vale a dire come rinforzo negativo. Il cane però non riesce a capire il significato di questo gesto, perché i cani tra loro non si educano alla condotta del guinzaglio. Con ogni tiro e strattone al collo il cane si pone la domanda del rispetto, che però rimane senza risposta, dato che noi umani non ci rendiamo neanche conto dell’effetto sociale di questo provvedimento per il cane. A questi nostri strattoni bruschi il cane reagisce in maniera tipica “da cane”: o impara col tempo ad ignorare il tiro al collo e a tirare sempre di più diventando quindi aggressivo, oppure ne rimane così impressionato e spaventato che pur di non provare questa spiacevole sensazione al collo, è restio ad andare in avanti. Questi impulsi vengono resi ancora più negativi e nocivi con l’uso di collari a strozzo, con aculei, muniti di elettroshock, ecc.

Il collo può essere definito come una specie di “ricevitore”, una zona estremamente sensibile che recepisce gli impulsi sociali. Fortunatamente esiste la possibilità di salvaguardare il collo del cane, grazie all’aiuto di una pettorina. Questa evita gli effetti negativi procurati da un collare tradizionale ed a risparmiare al cane veri e propri malintesi sociali. Inoltre grazie alla pettorina si evitano danni alla salute del cane, soprattutto i danni fisici al collo ed alla colonna vertebrale, causati molto spesso dal continuo strozzare e strattonare il collo del cane.

La pettorina deve poter essere adattata al fisico del cane, cioè regolabile in grandezza, ed avere una cinghia superiore – sulla schiena – ed una inferiore – sul petto. (In commercio ne esistono di vari tipi, anche di quelle che stringono le scapole se il cane entra in tiro => sconsigliate ! => rischio di danni fisici!).

Solo la giusta pettorina non risolve completamente il problema del cane che tira al guinzaglio. Sarà anche il compito di noi conduttori ad abituare il cane fin da cucciolo a non tirare, per non dover poi faticare tanto a togliere questa brutta abitudine al cane adulto. Ed infine da non dimenticare: l’amore, la pazienza ed in particolar modo la coerenza.

I vantaggi della pettorina:

1. Non strozza

2. Non strattona

3. Rafforza positivamente il rapporto tra   cane e conduttore

pettorina-1                                                  pettorina-h-oipa-dalla-valle

Scritto da Gudrun Feltmann v.-Schroeder su www.welpentraining.de e tradotto dal tedesco da Anja Demetz.

Altre risorse utili:

Un video che spiega il perché di questa scelta e come far indossare la pettorina al cane:        http://www.youtube.com/watch?v=3cfNIo7pRwk&feature=player_embedded

Meticolosamente addestrato l’uomo può diventare il miglior amico del cane.(Ford)

Variazioni sul tema – II Parte

Nella prima parte dell’articolo ho parlato del concetto di “Empowerment” ed ho introdotto quello di “ascolto attivo”. Adesso proseguo inserendo altri elementi e sviluppando quelli citati.

Iniziamo con il concetto di “comprensione empatica”.

La comprensione empatica significa che l’educatore percepisce i sentimenti e i significati personali che il cliente sta esprimendo e provando e comunica questa comprensione al cliente.

A questo punto l’educatore potrà svolgere la sua funzione primaria, non presentando la soluzione e chiedendo al cliente approvazione, quanto conducendo il cliente in una condizione di partecipazione attiva al processo di conoscenza, chiarificazione e risoluzione. Si tratta, per l’educatore, di rilevare  e rendere riconoscibili e utilizzabili anche al cliente le risorse interne che, potenzialmente, esistono già nella persona e che necessitano di un ambiente facilitante per emergere e svilupparsi(processo d attualizzazione). A questo punto è interessante l’analogia con il concetto di “empowerment” di cui ho accennato all’inizio. Si può osservare che il processo di attualizzazione di Rogers coincide e rientra nella sua essenza in quello di “empowerment” o “impoteramento”, cioè “rendere potente” la persona di compiere un’azione una volta assunta la piena consapevolezza delle propie risorse, definito un obiettivo e costruito un percorso per conseguire l’obiettivo stesso.

Una persona, attraverso una relazione facilitante, ha accesso a delle risorse che esistono già al suo interno e possono manifestarsi: “Gli individui hanno in se stessi ampie risorse per auto-comprendersi e per modificare il loro concetto di sé, gli atteggiamenti di base e gli orientamenti comportamentali. Queste risorse possono emergere quando viene fornito un clima definibile di atteggiamenti psicologici facilitanti (Rogers, 1980)”

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Il mio intento sarebbe quello di trasporre questi concetti per formulare una ipotesi di intervento anche con il cane. Alla fine una delle differenze sostanziali del nostro approccio rispetto ad altri sta nel fatto che noi ci poniamo in una situazione di “ascolto” e “risposta coerente” rispetto al cane, cercando di costruire i presupposti utili affinché il cane “scelga” di compiere una certa azione, senza alcuna costrizione. In un certo senso si può parlare quindi di empowerment nel senso che noi lavoriamo affinché il cane desideri compiere una certa azione, scelga un’azione piuttosto che un’altra, laddove poi noi  rinforzeremo la sua scelta. Essendo una parte molto importante del suo contesto e del suo ambiente di vita. Nel momento in cui noi favoriamo singole azioni o comportamenti, attraverso il nostro rinforzo (o risposta ) stiamo rinforzando uno stato mentale, stiamo aiutando il cane a costruire delle convinzioni  e  ad attribuire significati specifici alle nostre azioni, oltre che ad attribuire specifici significati all’ambiente o al contesto. Quanto più sarà alto il livello di autoefficacia del cane, che è direttamente proporzionale al livello di coerenza e positività che gli offriamo, parlando sempre di cani che vivono al nostro fianco, tanto più egli sarà in grado di differenziare i propi comportamenti a seconda delle richieste ambientali,  mantenendo un diverso grado di elasticità mentale e comportamentale, quindi un diverso grado di adattamento ed equilibrio.

Ma il lavoro dell’educatore cinofilo non è quello di educare il cane come fosse una entità a sé stante rispetto al suo proprietario, almeno in questo contesto. Si tratta allora di definire, ricostruire un contesto entro cui sono inseriti cane e proprietario, rilevare e valutare la domanda di intervento sia dell’uno che dell’altro, quindi agire a soprattutto mettere il cane e il proprietario nelle condizioni di superare il problema, il disagio, il conflitto che stanno eventualmente vivendo.  Per fare questo, bisogna che entrambi arrivino a desiderare il cambiamento, a credere di poter attuare quel cambiamento, ad essere consapevoli delle risorse necessarie per farlo. L’uomo avrà chiaramente maggiori strumenti per fare queste operazioni, ma anche il cane dovrà essere messo nelle condizioni di sentirsi sufficientemente sicuro ed avere abbastanza fiducia nel suo essere umano di riferimento per seguire le sue indicazioni. Ebbene, la filosofia dell’empowerment si riferisce ad un processo che tende ad ampliare il ventaglio delle possibilità di scelta e rende “pensabili” e dunque potenzialmente realizzabili alcune trasformazioni di cui l’individuo può sentire l’esigenza. Letteralmente significa, come abbiamo visto, “rendere potente” cioè dare la sensazione di avere un maggiore controllo su quello che accade e stimolare l’individuo a realizzare cambiamenti. Questo significa che se il propietrario sarà sufficientemente motivato, consapevole delle propie risorse e supportato nel recupero di eventuali altre risorse da acquisire  e avrà chiaro un percorso da seguire con un obiettivo da raggiungere, ci sono buone probabilità che il training cinofilo avrà successo. Con questi presupposti sarà più facile aiutare anche il cane a mettersi in una condizione di apprendimento, aiutando anche l’animale a guadagnare un adeguato livello di autostima, di fiducia nel propio conduttore, con il desiderio di collaborare. L’obiettivo finale resta quello di rendere la relazione tra  cane e proprietario quanto migliore possibile, soddisfacente per entrambi ed eliminare eventuali situazioni di disagio.  L’intervento di training cinofilo alla fine non è poi così distante da un intervento orientativo nella sua funzione di supporto.

L’azione orientativa si concretizza nella funzione di monitoraggio o accompagnamento di un percorso metodologicamente corretto di autoanalisi, teso a favorire l’esplicitazione dell’immagine di sé (in termini di risorse, competenze, interessi) che l’individuo si è costruito nel corso della propria esperienza di vita e stimolare il confronto fra il punto di vista personale e quello espresso da altre fonti significative. Tale operazione è definita ricostruzione.

Durante un intervento di coaching cinofilo, una volta che l’educatore ha avuto modo di ricostruire la situazione, propone alla persona una operazione molto simile di autoanalisi, favorendo una migliore definizione della situazione, così da consentire al cliente di comprendere il significato di ciò che accade e iniziare a individuare la soluzione.

Durante il processo di consulenza orientativa segue l’operazione di stimolo a mettersi in discussione e confronto con altri significativi, che  attiene l’obiettivo definito come allargamento. Durante l’intervento di coaching cinofilo accade che l’educatore propone al cliente di riflettere sull’evoluzione della situazione che ha necessitato l’intervento dell’educatore, per comprenderne la logica, la provenienza e la possibile risoluzione. Il confronto in questo caso può avvenire con l’educatore, con un contesto di riferimento che in qualche modo influenza la convivenza e la gestione del cane.  Questa fase rispetto al cane può essere considerata come quella in cui gli viene offerta la possibilità di scegliere un comportamento alternativo rispetto a quello abituale, oppure quando gli si offre la possibilità di esplorare un nuovo contesto o una socializzazione con cani sconosciuti. Molto bello quando cane e conduttore insieme esplorano qualcosa di nuovo, che sia un modo di interagire, una variazione di un comportamento o la scoperta in generale di qualcosa di nuovo.

La terza fase di un processo orientativo di sviluppo consiste nel potenziare la capacità di elaborare strategie di fronteggiamento, con  riferimento all’obiettivo definito come sviluppo di uno stile personale di coping. In sostanza si tratta di passare all’azione. Una volta analizzata la situazione, definito il problema, definita una soluzione e relative risorse necessarie per affrontare la situazione, si giunge al momento di agire. Il percorso non è rigido, anzi la flessibilità rappresenta sempre un elemento fondamentale, che non significa muoversi per prove ed errori senza una meta ma percorrendo un percorso ben definito, fermo restando la possibilità o la necessità di apportare cambiamenti per raggiungere l’obiettivo stabilito. La flessibilità include la capacità di riprendere le fasi precedenti di analisi e di essere in grado di scegliere ed applicare le necessarie risorse di cambiamento. Anche la modifica dell’obiettivo insiste sulla maturità e intelligenza della persona. Pu accadere che durante il percorso ci si rende conto che l’obiettivo da perseguire deve essere modificato e tale questione ce la si pone solo se si possiedono sufficienti capacità di autonalisi e valutazione del contesto generale.

Il concetto di empowerment mi piace moltissimo perché effettivamente è possibile favorire un cambiamento sostanziale che produce la costruzione di un progetto positivo e soddisfacente  laddove vi era sconforto e preoccupazione o avvilimento. Nel mentre che procedo con il mio percorso di educatore cinofilo, acquisendo le conoscenze e le competenze necessarie per  svolgere al meglio le  funzioni di supporto a cui aspiro, mi diverto talvolta ad operare dei confronti, delle analogie, delle riflessioni su argomenti che mi sono familiari rispetto a tutto ciò che sto esplorando e sperimentando nel mio percorso formativo.

Una delle cose che ho trovato più interessanti durante i moduli formativi in ThinkDog, sono stati i momenti di “scoperta”.  Ho scoperto che esistevano modi diversi di fare la stessa cosa, modi più corretti di fare altre cose e ho scoperto cose assolutamente nuove.  Il cane è un animale fantastico per tanti motivi, uno di questi è che è davvero un compagno ideale per fare scoperte e giochi insieme.  Ha una capacità e un desiderio di vivere con noi inesauribile. Se poi alla base c’è una buona conoscenza di quelle che sono le sue esigenze, bisogni e motivazioni, l’entusiasmo e il piacere sono assicurati.

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